articolo di Paolo Franceschini tratto da: https://www.supercomuni.it/wp-content/uploads/2026/01/01_2026_supercomuni-web.pdf
20 spettacoli in tappe dal faro più a sud a quello più a nord dell’Adriatico Quale potrebbe essere il modo migliore di iniziare questo 2026 se non raccontando come ho finto il 2025? Non esattamente nello specifico degli ultimi giorni che comunque – spoiler – hanno qualcosa in comune, ma nella meravigliosa avventura che ho affrontato dal 6 al 21 Dicembre: l’Avis Bike Tour. Necessario fare almeno due premesse. Da ormai 15 anni faccio parte del progetto Riso fa buon Sangue, un format nato
grazie all’idea degli Amici del Cabaret di Lendinara che, appunto nel 2010 (il calcolo matematico è per fare il precisino: i 16 anni li compie in estate), in collaborazione con l’Avis Provinciale di Rovigo realizzarono il
il primo spettacolo di cabaret in cui si promuoveva la donazione del sangue. Da quel giorno non saprei dire con precisione quanti spettacoli abbiamo fatto in giro per l’Italia, ma di certo ho conosciuto tantissime Avis. La seconda premessa è che l’idea di coniugare spettacolo, promozione della donazione del sangue e pedalata in realtà già ha un precedente: nel 2016 organizzammo una cosa simile lungo il tratto della Via Francigena, dal Gran San Bernardo a Roma, suddiviso in 16 tappe e incontro con le Avis locali che si trovavano lungo il tragitto. Ad Agosto 2025 una telefonata con Enrico Cibotto, direttore artistico del progetto, ha acceso una nuova idea: perché non inventarsi un nuovo tour? La bellezza di stimolare Enrico in cose simili è che lui non sta tanto a pensarci: si è messo subito al telefono con tanto di mappa dell’Italia sotto gli occhi e nell’arco di una settimana mi ha richiamato dicendomi che la struttura già c’era. Avremmo attraversato lo Stivale da Sud a Nord lungo la costa adriatica.
Ovviamente non è stato tutto così semplice e veloce da organizzare, ma tra vecchi contatti e nuove conoscenze si è riusciti man mano a mettere insieme i vari pezzetti del puzzle.È così nata l’idea di tracciare idealmente un percorso che unisse il faro più a Sud con quello più a Nord del Mare Adriatico: da Santa Maria di Leuca a Trieste, 14 tappe e altrettanti show. Il format molto lineare: partenza al mattino tendenzialmente presto, io a pedali (quasi sempre accompagnato da cicloamatori locali), Enrico e Andrea – e successivamente Marco – ad anticiparmi col furgone all’arrivo di tappa per accogliermi nella sede locale dell’Avis con tanto di diretta di Radio fa buon Sangue, la web radio che racconta il progetto, tempo di una doccia e via in teatro o sala adibita per lo show.
Alcuni aggiustamenti in corso d’opera sono stati doverosi: innanzitutto l’arrivo a Trieste è saltato giusto un paio di giorni prima della partenza. L’Avis locale ci comunica problemi organizzativi ma ciò non ci ha dati per vinti: nell’arco di un paio di telefonate abbiamo ottenuto l’adesione dell’ABVS, la consorella Avis di Belluno, e quindi la soluzione si è trovata pressoché nell’immediato. Altro piccolo intoppo è stato l’arrivo della tappa a Venezia dove un problema dell’ultimo minuto non ci ha permesso di esibirci alla sera, ma ormai eravamo in corsa, prossimi all’arrivo e ci siamo semplicemente adeguati a ciò che il destino ci aveva dato: nessuno show e un po’ di riposo.
Si perché nella straordinaria bellezza di ciò che siamo riusciti a mettere in piedi, va detto che un tour di questo tipo è piuttosto sfiancante: ogni giorno vanno coniugati lo spostamento, la pedalata, le varie ed eventuali, l’incontro con tutte le istituzioni, la cena – non solo per la fame ma anche per l’ospitalità – e lo show. Giornate intensissime che iniziavano presto al mattino e finivano tardi la sera con pochissimo tempo a disposizione per riposare o rilassarsi.
Eppure, così come dicevo alla fine di ogni show, la nostra idea si è basata principalmente su un concetto espresso molto bene nell’incipit de “Il bar sotto il mare” di Stefano Benni. Passiamo metà della vita a deridere ciò in cui altri credono e l’altra metà a credere in ciò che altri deridono.
Non lo dico con nessun senso di ripicca nei confronti di chi, ovviamente, ha pensato di criticare o di sminuire il nostro progetto, bensì per rafforzare il nostro credo che ha unito tanti messaggi. Innanzitutto la scelta di farlo in bici nasce non solo dalla mia passione ma da diversi motivi: proprio per l’occasione abbiamo coniato il nuovo logo di Bici fa buon Sangue, giusto per dare continuità all’idea e per sottolineare quanto una buona forma fisica faccia bene alla salute.
Giusto per dare un riscontro di come questo nostro credo non sia stato disatteso dai fatti, nelle tappe da San Nicandro Garganico a Termoli e quella successiva da Termoli a Pescara sono stato accompagnato da Raffaele, Antonio e Gino, rispettivamente 70, 79 e 80 anni, che nell’arco di due giorni si sono fatti quasi 250km come se nulla fosse. Inoltre mi premeva perseguire nel concetto che cerco di portare avanti quotidianamente, ovvero di normalizzare la presenza delle bici per strada allo scopo di sensibilizzare la responsabilità di chi si trova alla guida. Altro messaggio fondamentale, che è la base del progetto Riso fa buon Sangue, è che parlare di argomenti importanti come quello della donazione del sangue attraverso la comicità e la leggerezza risulta di certo più efficace: nessuno può convincere nessuno, ma ridendoci anche su è più semplice coinvolgere più persone. E non lo dico con presunzione, bensì con numeri alla mano che ci dicono quante persone siamo riusciti a far diventare donatori nel corso di questi anni. Infine, messaggio più importante, è che fin quando non tocca a noi, ad un nostro familiare o ad un nostro caro, difficilmente ci si rende conto di quanto una sacca di sangue possa risultare fondamentale: il sangue si riforma, non è necessario donarlo chissà quante volte in un anno e si tratta di dedicare solo pochissime ore della nostra esistenza. Lo dico e mi espongo anche per gratitudine nei confronti di tutte le fantastiche persone che abbiamo incontrato lungo il nostro tour, tutti volontari che mettono a disposizione del loro tempo libero per aiutare chi ne ha bisogno. È stato un abbraccio lungo più di 1200km, che ha coinvolto 20 Avis (che elenco a fine articolo) e un numero non quantificabile di persone. Se il nostro intento era semplicemente quello di donare i nostri messaggi e la nostra idea, molto probabilmente abbiamo sottostimato il riscontro che avremmo ottenuto perché il mio GRAZIE non sarà mai abbastanza grande per ciò che ho e abbiamo ricevuto. Ed è proprio questo il valore del dono, racchiuso inequivocabilmente in una frase che è una sorta di mantra nel mondo Avis: dono non so per chi, ma so perché. Col grazie alle Avis di: Patù, Morciano, Leuca, Lecce, Trani, Lucera, San Nicandro Garganico, Termoli, Pescara, Montefiore dell’Aso, Numana, Sirolo, Camerano, Ravenna, Porto Viro, Alto Garda Ledro, Noale, Venezia, Bibione e Belluno, comprese le rispettive provinciali e regionali.


