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MOMENTO CATARTICO. L’INTERVISTA A FLAVIO OREGLIO: “QUANDO SALITE SUL PALCO E LA GENTE RIDE…”

06 Set

“Eccoci qui con Flavio Oreglio, laureato in biologia, cantautore, entertainer, pianista e chitarrista appassionato di ragtime, che esordisce nel 1985, nei pub dei Navigli di Milano.

 

Ha pubblicato sette album (Melodie e ParodieClowstrofobiaBurlando FuriosoHo un sacco di compiti per lunedìE ci chiamano poeti, Siamo una massa di ignoranti. Parliamone, Giù!), moltissimi libri (Scritti Giovanili, Il nome della prosa, Ridendo & Sferzando, Il momento è catartico, Bis – Nuovi momenti catartici, Katartiko 3 – Atto finale, Poesie Catartiche, Siamo una massa di ignoranti. Parliamone, Non è stato facile cadere così in basso, All’appello mancano anche i presenti, Aprosdoketon, Storia curiosa della Scienza Vol I – Le radici pagane dell’Europa, La vera storia del cabaret) e due DVD (Catartico Live, Recital), oltre ad avere all’attivo decine di partecipazioni in compilation e progetti speciali editoriali e discografici. Da dieci anni ha dato vita al progetto MUSICOMEDIANS, per la ricerca storica sul cabaret delle origini, realizzando un Centro Studi, un Festival e uno special intitolato “Il cabaret perduto”. Tra le sue opere più recenti, il secondo volume della Storia curiosa della Scienza. La rivoluzione degli arabi. E’ stato anche in Tour con lo spettacolo “Sulle spalle dei giganti”, che racconta – in chiave satirico umoristica – la grande avventura del libero pensiero e della scienza.

Sofia Facchin: FLAVIO, TI TROVIAMO SEMPRE IMPEGNATO IN MOLTI PROGETTI…
Flavio Oreglio: Direi che è una scelta di vita…

D: IL TUO APPROCCIO ALLA COMICITA’. PARLACENE.
R: A me piace, diciamo così, “praticare” e studiare l’arte del sorriso, che non è solo comicità, ma anche e soprattutto – per quello che mi riguarda – satira e umorismo. La pratico perché l’alternativa è diventare un terrorista, la studio perché è un fenomeno interessantissimo, anche dal punto di vista scientifico. Il mio ultimo spettacolo “Il cabaret perduto” ruota proprio attorno a un’analisi ragionata del ridere, un’indagine che trovo interessante e al tempo stesso divertente. Se vogliamo, è un racconto comico sul comico, è comicità al quadrato…Frequentando da trent’anni l’ambiente dell’entertainment, mi sono accorto che ci sono due tipi di “comici”, quelli che raccontano per far ridere e quelli che fanno ridere per raccontare. Sono due approcci diversi che interpretano la risata come obiettivo (il primo) o come strumento (il secondo). Rappresentano le due indoli che, grosso modo, differenziano il varietà dal cabaret. A me piace più il secondo metodo, ma sia chiaro che non c’è niente di illegale nemmeno nel primo, che tra l’altro è quello  che oggi va per la maggiore. Eh già! Ciò che vediamo in circolazione è soprattutto varietà, il cabaret è in via di estinzione (d’onde il titolo del mio nuovo spettacolo). Eppure oggi si fa un gran parlare di cabaret… ma la buona educazione insegna che non sta bene parlare degli assenti… Questa stortura è indice di cattiva abitudine e di ignoranza, perché ciò che oggi viene chiamato “cabaret” è in realtà un mix di varietà-avanspettacolo-burlesque-animazione da villaggio, altri generi imparentati tra loro per indole, ma che con il cabaret non hanno niente a che vedere. Il problema è che si continua a parlare di cabaret come se fosse sinonimo di comicità, una delle balle più clamorose che siano mai state raccontate, un vero e proprio delitto semantico. Un altro aspetto importante è capire la differenza che esiste tra comico e ridicolo. Lo dico spesso ai ragazzi, che si avvicinano all’ambiente perché vogliono intraprendere una “carriera artistica” in questo settore: quando salite sul palco e la gente ride, chiedetevi sempre se la gente sta ridendo per voi oppure di voi. Nel primo caso siete “comici”, nel secondo, ridicoli. In generale, comunque, la comicità è un concetto più ampio rispetto al cabaret. Sicuramente una parte della comicità (soprattutto il linguaggio satirico-umoristico) passa anche attraverso il cabaret, ma pensare che tutto ciò che fa ridere sia cabaret è come pensare che tutto ciò che si mangia sia caviale.Chiariti doverosamente questi confini di genere, resta il fatto che, dal punto di vista meramente “tecnico”,  la dinamica del sorriso è identica in tutti i casi considerati. E qui dobbiamo chiarire un concetto fondamentale: la comicità non esiste fuori di noi, ma è un fatto tutto interno all’individuo. Ci sono studi straordinari a tale proposito condotti dal Prof Pierluigi Amietta, discepolo del grande Silvio Ceccato. Studi che mettono in evidenza come la nostra mente giochi un ruolo fondamentale nel suscitare il sorriso ,e come alla base, di tutto ci sia la sorpresa. Senza sorpresa non si ride, la sorpresa è l’anima della comicità. I Greci la chiamavano “aprosdoketon” parola che significa appunto, l’inatteso, la cosa che non ti aspetti. Mi fermo qui perché il discorso si fa lungo, ma se analizzate le strutture comunicative usate dai “comici”, dalla barzelletta al gioco di parole (calembour), dalla battuta alla gag “fisica”, scoprirete che il comune denominatore risiede proprio nella sorpresa.

D: CHI E’ FLAVIO OREGLIO?
R: Una persona normale, con i pregi e i difetti di una persona normale. Almeno credo.

D: COSA RAPPRESENTA, PER TE, LA COMICITA’?
Una componente del mio lavoro, e nemmeno la più preponderante. “Comicità” però è un termine che non mi piace. Per quello che mi riguarda preferisco parlare di linguaggio satirico e umoristico, lasciando spazio anche alla poesia e alla canzone d’autore. E’ l’approccio del cabaret, come si diceva prima… alla parola “comico” preferisco “stand up comedian”, il cui prototipo è stato Lenny Bruce.

D: QUALE MESTIERE FACEVI PRIMA DI ENTRARE NEL MONDO DELLO SPETTACOLO?
R: Ho insegnato matematica, scienze e musica, ma non era il mio mestiere, solo un’occupazione temporanea. Ho fatto il supplente (poi mi hanno espulso dalla scuola perché il preside non condivideva i miei metodi di insegnamento) e fatto ripetizioni private (perché grazie ai metodi graditi al preside i ragazzi capivano poco e quindi avevano bisogno di aiuto).

D: COME FA UNO SCIENZIATO A TRASFORMARSI IN COMEDIAN?
R: Beh! Lo dico sempre, non è stato difficile passare dal biologo al monologo. E’ bastato dimezzare gli sforzi.

D: QUALE ALTRO MESTIERE AVRESTI POTUTO FARE?
R: Qualsiasi. Ogni lavoro è dignitoso. E’ chiaro che ho scelto quello che mi piaceva, riuscendo a farlo. Sono riuscito a trasformare un  hobby in lavoro.

D: IN UN’EPOCA DOMINATA DALLA TV, PERCHE’ FARE PIAZZE E TEATRI?
R: Perché l’arte è e deve essere libera. Non può essere soggetta alla censura, al controllo o alla par condicio. La par condicio poi è una delle più grosse fesserie degli ultimi anni. Queste sono solo menate del “potere” in generale e dell’età berlusconiana. A tale proposito sottolineerei  l’assurda concezione della “satira di sinistra” contrapposta alla “satira di destra”. Roba da minus habens. La satira non è né di destra né di sinistra, è figlia dell’anarchia del libero pensiero. Colpisce nelle pieghe delle incongruenze e delle incoerenze dei comportamenti, ovunque si manifestino.

D: NEI PANNI DI UNO SPETTATORE, RIDERESTI DELLE TUE BATTUTE?
R: Certamente. Io racconto solo ciò che prima ha fatto sorridere me.

D: IL RICORDO PIU’ BELLO DELLA TUA CARRIERA?
R: Il ricordo più bello è sicuramente il primo posto nella classifica generale delle vendite dei libri, davanti a Wilbur Smith, con il mio libro “Bis – Nuovi momenti catartici”. La Mondadori stampò più di centomila copie come prima tiratura e la sera stessa dell’uscita del libro erano già in ristampa. Tra l’altro, nella stessa classifica, circa a metà, c’era ancora il libro uscito un anno prima: “Il momento è catartico”. Una soddisfazione enorme.

D: QUELLO PIU’ IMBARAZZANTE?
R: Nessuno, perché non ho mai fatto ciò che non ho voluto. Mi sono imbarazzato spesso per disavventure capitate ad altri…. Ma non ne voglio parlare.

D: VENIAMO A NOI! SEI UN DONATORE DI SANGUE?
R: No.

D: HAI MAI DONATO IL SANGUE?
R: No.

D: PERCHE’ NO?
R: Perché no! Ti direbbe Jannacci! In realtà non te lo so dire… è andata così… ma non c’è stata da parte mia una decisa presa di posizione “contro”. Direi che si è trattato solo di  casualità.

D: HAI IL TERRORE DEGLI AGHI O ALTRE PAURE?
R: Gli aghi non mi spaventano, ma a dire il vero non mi lasciano nemmeno tranquillo. Dietro un ago che agisce c’è sempre una chiappa che soffre… Può sembrare una battuta, ma la paura è tutta qui. L’unica vera paura è la paura del dolore. Senza dolore non ci sarebbe paura. Epicuro aveva ragione.

D: SEI STATO CON NOI DURANTE IL TUOR ESTIVO 2014 DI RISO FA BUON SANGUE, IL 5 LUGLIO  A TREVISO…TI RIVEDREMO?
Per me va bene. Organizziamoci. Tra l’altro ormai in Italia, in tempi di crisi, ci cavano il sangue ogni giorno. E la parola “ridiamo”, da un lato è sempre un buon consiglio, dall’altro, se si riferisce all’IMU… vale il pareggio in campagna elettorale. Ciao!

 

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